Sapere come riscuotere una polizza vita di cui si è beneficiari è cosa molto utile per poter incassare i soldi quanto prima ed evitare di imbattersi nei meandri della burocrazia. Ecco, perciò, tutti gli accorgimenti del caso per rendere le operazioni più veloci possibili e tutto ciò che occorre sapere sul ruolo del beneficiario nelle varie tipologie di assicurazioni sulla vita.

Il ruolo del beneficiari nelle polizze vita

Tutti coloro che hanno sottoscritto una delle innumerevoli polizze vita, devono tenersi aggiornati sui loro diritti nella circostanza in cui desiderino impossessarsi non solo del capitale, ma anche degli interessi maturati verso la propria compagnia assicurativa.

In molti credono erroneamente che, dopo aver scelto l’assicurazione sulla vita più in linea con le proprie esigenze, sia necessario vedere decorrere le tempistiche stabilite nel contratto. Non è assolutamente così.

Nelle assicurazioni sulla vita sono ben quattro i soggetti coinvolti:

1. Agenzia assicurativa: l’ente deputato all’emissione della polizza vita

2. Contraente: chi acquista la polizza vita dalla compagine di assicurazione

3. Assicurato: la persona sulla cui vita avviene la stipula della polizza

4. Beneficiario: la persona a cui spetta il capitale liquidabile, ossia colui che ha i diritti di incassare l’importo assicurato

Quella che di fatto è a tutti gli effetti una vera e propria prestazione assicurata viene corrisposta in due circostanze: caso vita e caso di morte. Come verrà indicato in seguito, in maniera maggiormente dettagliata, al beneficiario caso vita spetta la ricezione della prestazione non solamente nel caso in cui la polizza scada. Vi sono varie eccezioni: la più eclatante riguarda appunto il caso di morte prematura di chi è assicurato.

Per ciò che concerne il beneficiario in caso di morte, la prestazione viene incassata, a fronte del decesso dell’assicurato. Di fondamentale importanza, in questo senso, è che il beneficiario della polizza assicurativa sia informato tempestivamente sul suo ruolo.

L’importanza di designare il beneficiario caso morte

Come mai è così importante la designazione del beneficiario in caso di morte? Il motivo è semplicissimo. A fronte di decesso di chi è assicurato, vi è un soggetto che ha la possibilità di incassare la liquidazione polizza vita in caso di morte. Il beneficiario deve essere indicato in maniera chiara all’interno del contratto, in fase di stipula: nome, cognome, codice fiscale e indirizzo servono appunto ad identificarlo in tempi rapidi dalla compagnia assicurativa, affinché il pagamento avvenga in tempi immediati.

Di converso, una designazione generica darebbe luogo a tutta una serie di verifiche e di accertamenti relativi agli aventi diritto. Insomma, tutto andrebbe verso le classiche lungaggini di natura burocratica.

Beneficiario in caso di morte: come designarlo

Nelle battute conclusive del contratto, vi è una domanda a cui il sottoscrivente della polizza vita deve rispondere. L’argomento è a chi desideri destinare l’importo assicurato in caso di premorienza. Vi sono sì formule standard, ma è sempre meglio designare il beneficiario/i beneficiari nella maniera più accurata possibile, al fine di semplificare le operazioni di liquidazione.

Caso specifico: polizza temporanea caso morte

Le polizze temporanee caso morte sono note anche con l’acronimo TCM. Che dire in riferimento al loro funzionamento? In estrema sintesi, una compagine assicurativa si impegna a versare un capitale ai beneficiari indicati nel contratto, scelti dall’assicurato in fase di sottoscrizione. L’incasso dell’importo è fattibile, qualora l’assicurato muoia entro un arco di tempo predefinito. Se la data di scadenza della polizza viene oltrepassata, l’agenzia assicurativa non è tenuta a corrispondere alcun capitale ai beneficiari.

Scendendo nei dettagli, molto importante è il periodo di copertura della polizza TCM. Il diretto interessato ha la facoltà di scegliere il periodo che in linea di massima è di 10, 20 o 30 anni. Per l’intero periodo della copertura, l’assicurato dovrà versare un premio ogni anno. Se si è disposti a pagare un sovrapprezzo, questo può essere scaglionato in rate trimestrali o semestrali.

Nella malaugurata sorte di morte prematura, i beneficiari potranno incassare la somma indicata nel contratto. In genere, 100.000 o 200.000 euro. Se come evidenziato, l’assicurato continuerà a giovare di buona salute fino alla scadenza, allora la compagnia assicurativa terrà per se tutti i premi corrisposti.

L’idea di fondo, nel complesso, è positiva, dato che in caso di morte prematura dell’assicurato, i familiari potrebbero contare su quel capitale necessario a fronteggiare le spese finanziarie in corso. Quindi, i contraccolpi di natura economica verrebbero attutiti. La casistica in questione è valevole non solo a fronte di premorienza, ma anche di invalidità permanente.

A chi convengono le polizze TCM?

Principalmente a chi, in giovane età, è già capofamiglia. Sono in molti a non aver ancora maturato il diritto alla pensione e a non aver messo da parte risparmi sufficienti per assicurare una condizione agiata ai suoi cari. Qualora venisse a mancare, il giovane capofamiglia lascerebbe moglie e figli in difficoltà economica. Il premio è caratterizzato da una crescita direttamente proporzionale all’età: più si è maturi, meno risulta conveniente.

Che differenza intercorre tra la classica polizza caso morte e quella TCM?

La principale differenza risiede nel fatto che nel caso della polizza temporanea caso morte, la stipula viene effettuata principalmente nelle casistiche in cui ad essere contratti siano dei prestiti: una richiesta di liquidità aggiuntiva, volta a coronare un sogno o a mettere in piedi un progetto o ancora a fronteggiare una spesa imprevista, ma anche l’accensione di un mutuo rientrano tra le casistiche più gettonate. Tutto ciò viene fatto, affinché il tenore di vita dei familiari non sia messo a repentaglio nelle situazioni in oggetto.

La polizza temporanea caso morte più diffusa ha sempre a che fare con le assicurazioni sulla vita, in quanto permette di assicurare un determinato capitale per i propri familiari/cari per una precisa soglia di tempo.

Vale la pena precisare che tocca al contraente decidere l’intervallo di tempo che viene indicato nero su bianco nel contratto assicurativo in cui viene sempre indicata la data di scadenza della copertura.

Qualora questa venisse oltrepassata, anche se fossero pochi anni, non occorrerà più versare il premio alla compagine assicurativa. Risultato? Il contratto di assicurazione risulterà ultimato.

In definitiva, stipulare una polizza TCM è una scelta lungimirante per prendersi al meglio cura della famiglia e per tutelare i propri cari, oltre che i propri affetti, garantendogli il supporto economico necessario, qualora il contraente della polizza non fosse più in grado di sostenerli, perché invalido permanente o per morte prematura.

La polizza temporanea caso morte è detraibile?

Sì. Vi è una detrazione fiscale dall’IRPEF che ha come soglia limite annuale la cifra di 100,70 euro. Lo stesso non si può dire, invece, in riferimento al capitale assicurato, versato alle persone fisiche, a fronte di decesso anticipato dell’assicurato: questo, infatti, non è soggetto né a IRPEF, né tanto meno a imposte su successioni e donazioni.

Modificare il beneficiario caso morte si può: ecco le modalità

Uno dei temi più ricorrenti tra chi sottoscrive una delle innumerevoli assicurazioni sulla vita, riguarda la possibilità di modificare o meno il beneficiario caso morte. Ebbene, la cosa è fattibile, tutte le volte che lo si reputa opportuno. L’unica eccezione è costituita dai casi indicati nell’articolo 1921 del Codice Civile. Per maggiori approfondimenti sul caso di Revoca del Beneficio, è bene consultare il suddetto articolo: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1921-codice-civile-revoca-del-beneficio.

Per modificare il beneficiario, tutto quello che deve fare chi ha sottoscritto la polizza è scrivere alla compagine assicurativa. Quest’ultima sarà tenuta ad emettere un’appendice di variazione contrattuale. Qui verrà indicato il nome del nuovo beneficiario (anche più persone). La procedura in questione è fattibile anche mediante testamento. Fondamentale, però, è che si comunichi la variazione all’agenzia assicurativa.

Polizze miste

Caso a parte è quello delle polizze miste. Trattasi sempre di contratti assicurativi che abbinano i tratti distintivi della classica polizza vita con quelli della polizza morte. Nel primo caso, ci si riferisce ad una rendita vitalizia o ad un capitale, mentre nel secondo caso si ha a che fare con il caso di decesso del diretto interessato, ma anche con situazioni quali invalidità e infortunio.

Chiunque può essere designato in qualità di beneficiario?

Assolutamente sì. Basta specificare le informazioni precedentemente indicate, affinché il beneficiario possa acquisire il diritto ad intascare l’importo assicurato. Che si tratti di un parente o di una persona non rientrante nei ranghi della famiglia, la scelta è soggettiva. Il beneficiario, inoltre, può essere anche minorenne. Idem per i nascituri: in questa casistica, però, la designazione non può essere di tipo nominativo. Infine, anche un soggetto giuridico può rientrare tra i beneficiari, a patto che al momento della designazione lo si indichi in maniera inequivocabile.

L’importanza della documentazione per provare la sussistenza del fatto

Tra le modalità più immediate per la riscossione delle polizze vita di cui si è beneficiari, un ruolo cruciale spetta alla documentazione inerente agli eventi imprevisti: la polizza morte, detta anche polizza vita in caso morte, l’assicurazione infortuni e malattie, l’assicurazione mutuo in riferimento ai casi di furto o incendio sono parte integrante di questa tematica. Essendo casistiche eccezionali, la legge prevede che la compagnia assicurativa adempia ai suoi doveri attraverso la copertura attraverso la copertura delle spese.

Conditio sine qua non è che chi ha sottoscritto l’assicurazione sulla vita o chi ne fa le veci (in genere, il coniuge o i familiari), fornisca tutta la relativa documentazione che certifichi l’evento. Senza questo aspetto, non è possibile incassare i soldi della liquidazione polizza vita in caso di morte, né tanto meno ottenere la copertura per i casi precedentemente indicati.

Riscatto anticipato e casi in cui è possibile riscuotere la polizza

Vi sono tutta una serie di circostanze in cui è possibile riscuotere una polizza vita di cui si è beneficiari, anche nel caso in cui l’evento di riferimento non si verifichi. Questo è il caso del riscatto anticipato. Cosa succede? La polizza viene interrotta e l’agenzia assicurativa avrà il compito di procedere al versamento dell’importo assicurato sul conto corrente del diretto interessato.

La circostanza in questione, tuttavia, è disciplinata da tutta una serie di clausole che è opportuno conoscere. Nello specifico, in rapporto alle polizze vita, caratterizzate dall’incasso del premio annuale, il rimborso può essere richiesto solo una volta pagate le rate per un arco di tempo pari a 3 anni.

Differente è invece il caso del premio unico, visto che è sufficiente attendere solo un anno dalla data iniziale in cui è stata stipulata la polizza, per poter procedere alla richiesta del relativo importo.

Quali sono i documenti necessari per richiedere la somma in questione?

I documenti che vanno presentati sono i seguenti:

· fotocopie dei documenti d’identità

· certificato anagrafico che prova il fatto che chi è assicurato è in vita

· domanda di liquidazione

· modalità di pagamento

Eredi beneficiari della polizza vita

Vi è un’ulteriore situazione da considerare in rapporto a come riscuotere una polizza vita di cui si è beneficiari: gli eredi del defunto del titolare dell’assicurazione sulla vita.

Nella circostanza in oggetto, la compagnia assicurativa dovrà avere la documentazione inerente alle condizioni di decesso del titolare della polizza. Fra questi vi sono la dichiarazione sostitutiva di notorietà, il cui rilascio viene effettuato dal comune di residenza, ed il certificato del medico. È opportuno precisare che nel caso in oggetto, beneficeranno della riscossione della polizza gli eredi del defunto oppure chi è stato indicato nel contratto della polizza, in fase di stipula.

Conclusioni

Tirando le somme, è utile sempre informare il beneficiario designato in caso di premorienza del soggetto assicurato. In questo modo, la procedura volta all’incasso della prestazione verrà subito avviata. Il tutto è una scelta prettamente soggettiva.

Massima attenzione inoltre ad evitare che la polizza vita diventi dormiente. Secondo la legge, una volta trascorsi 10 anni dall’evento che assegna il diritto di pagamento del capitale, la polizza entra in prescrizione e diventa dormiente. Più precisamente, se trascorrono i termini di decorrenza a seguito della morte dell’assicurato, la polizza vita viene devoluta al Fondo Dormiente che risulta gestito direttamente da CONSAP. Per saperne di più sull’argomento, è possibile consultare l’articolo “Rimborso agli aventi diritto delle somme relative ai c.d. Rapporti Dormienti

Per sapere se si è beneficiari di una polizza dormiente, le opzioni sono sostanzialmente due:

1. Chiedere informazioni al “Servizio ricerca coperture assicurative vita dell’Ania“, facendo esplicita richiesta, compilando il modulo disponibile qui: http://www.ania.it/it/servizi/ricerca-coperture-vita.html.

2. Contattare la compagine assicurativa, di cui il defunto era cliente e chiedere lumi circa l’eventuale sottoscrizione di polizze. Per maggiori informazioni, ecco il modulo di richiesta per ricercare coperture assicurative in relazione alle polizze vita.

Ad oggi sono quasi 4 milioni le polizze che rischiano di diventare dormienti. Meglio evitare, vero?